Mettersi a nudo è così difficile?

Strappi

🌞Mettersi a nudo e parlare di un difficile periodo della propria vita non è affatto facile, ma farlo – come ho scoperto personalmente – può portare importanti benefici soprattutto se espresso attraverso un talento.
Ecco perché ho voluto creare uno spazio in cui testimoniare la propria esperienza su “Vivere i talenti – Storie di riscatto personale”.

Racconto la mia esperienza in questa intervista del 4 ottobre 2021 con la redazione di Dantebus Edizioni, in occasione della vicina uscita della mia prima raccolta monografica.

🔵Quanto conta il proprio passato nella scrittura? Può divenire difficile mettere nero su bianco le proprie esperienze oppure è sempre salvifico?

“Credo che non sempre sia facile scrivere di sé mettendosi a nudo, soprattutto quando si parla di dolore.
Ci si può sentire vulnerabili al giudizio e si rischia che mettere nero su bianco una sofferenza possa conferire a quell’esperienza una continuità e creare attaccamenti personali alla figura della vittima. Per molto tempo ho evitato di scrivere e parlare di me perché avevo paura di espormi e inoltre non trovavo utile farlo, ma dopo la malattia ho scelto di darmi voce.

La mia esperienza mi ha mostrato che il passato può diventare un futuro guarito, se nel presente ci diamo la possibilità di prendere coscienza dei suoi insegnamenti.

La scrittura per me è iniziata come atto di autoterapia che si è presto tramutato in un atto sociale, uno strumento terapeutico anche per i lettori con cui mi sono confrontata e che sono entrati in risonanza con me.
Sono nate amicizie e interessanti collaborazioni artistiche attraverso cui celebrare la bellezza e la creatività. Il libro di storie di donne rinate è tra queste.

Mi sono accorta di rappresentare un esempio – uno dei tanti – e di quanto per me sia importante dare messaggi di incoraggiamento, in particolar modo in un periodo delicato come quello che stiamo vivendo. Quindi, sì, lo reputo salvifico ammesso che ciò che si scrive abbia un impatto di qualità e sia autentico, sentito, perché chi legge se ne accorge e lo apprezza.”

🟢“Nonostante il dolore per la perdita, avverto in me, salde, la bellezza e la forza del vivere.” Attraverso i suoi versi vuole farsi portatrice di un messaggio di speranza?

“Speranza e incoraggiamento. Come dicevo, per esperienza e precisamente durante la malattia, ho imparato che anche nei momenti bui in cui sembra di sprofondare in un abisso, possiamo scoprire in noi capacità e risorse di cui prima non eravamo consapevoli.
Possiamo trovare il beneficio di svelare i nostri veri valori, le priorità e dunque ridefinire la nostra identità. Possiamo rinascere a nuova forma, rinnovati e spogliati del superfluo proprio come una fenice che risorge dalle sue ceneri.

Non è sempre facile e non è detto che una situazione difficile si risolva definitivamente, ma se prendiamo coraggio e ci impegniamo, possiamo garantirci la miglior qualità di vita possibile.

Se ci sto riuscendo io, possiamo farlo tutti ma dobbiamo volerlo fortemente. Se ci vogliamo bene davvero non possiamo non provare.
Anche se tramite i miei versi parlo spesso di dolore e di ombre, il mio focus resta quello di puntare verso la luce che illumina la speranza e la fiducia, perché ci credo veramente.”

Serena Derea Squanquerillo

Leggi l’intervista completa. ☺️

Foto: dettaglio di “Strappi”, su carta A4.

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