Vincere i mostri

Vincere i mostri

C’era una volta un quadro nella casa in cui ho abitato fino ai 5 anni di età. Il regalo di un amico di famiglia per il matrimonio dei miei genitori. Era appeso su una parete dell’ingresso e quando entravi dalla porta, immediatamente trovavi il suo sguardo verso di te.

Il quadro ritraeva un uomo dall’espressione rigorosa, di carnagione scura, con un vestito scuro, su sfondo scuro. Ricordo bene quella pesante catena dalle maglie larghe al collo. Ricordo lo sguardo magnetico con cui sembrava seguirti ovunque ti muovessi, nonostante guardasse in un’unica direzione al suo lato. Spesso chi veniva a trovarci, si sentiva a disagio all’entrata.

Non so cosa abbia ispirato il pittore, se i suoi incubi. Di sicuro per molti anni quell’uomo ritratto è stato protagonista dei miei!

Erano gli anni della mia infanzia e l’ho sognato ogni santa notte. Saltavo mentre dormivo. Lui è stato il mio persecutore nel sonno e di giorno durante i miei giochi. Il suo quadro era il punto di ancoraggio che da essere dei sogni lo rendeva reale per me anche nello stato di veglia. Era la sua porta.

Per anni è stato la personificazione di tutte le mie paure, i miei mostri, le interferenze dell’etere che lo avevano eletto a portavoce. Nei sogni sentivo la sua presenza spesso invisibile che mi cercava. Provavo a correre ma non mi muovevo, tentavo di urlare ma la voce non usciva. A volte lo vedevo scendere da sopra l’armadio della mia camera dei giochi, motivo per cui quando nel quotidiano scendeva la sera, cominciavo a correre da una stanza all’altra soprattutto se ero al buio e chiudevo la porta della stanza dei giochi.

Finché un giorno ha squillato il telefono. Io ho corso per rispondere ma vedendo lui esattamente al di sopra, mi sono bloccata terrorizzata… e mio padre se n’è accorto. Non avevo mai parlato di questa mia paura e degli incubi.
Papà mi ha chiesto se avessi paura del quadro e al mio “sì”, lo ha preso e distrutto in mille pezzi. Il mio eroe ha disarmato e “ucciso” il nemico davanti ai miei occhi.

Dopo i miei 5 anni di età, ci siamo trasferiti in un nuovo appartamento e almeno fino agli 8, 9 anni ho continuato a sognare l'”uomo grigio” che non trovava più la porta. Poi di punto in bianco, gli incubi sono terminati.

Dopo il silenzio, una notte, intorno ai 12 anni l’ho sognato di nuovo. Emergendo a figura intera da uno sfondo scuro mi è venuto incontro e mi ha detto «Sono tornato».
Mi sono svegliata subito ma senza alcuna paura. Non ho dato troppa importanza a quell’evento, piuttosto sono rimasta alquanto sorpresa. Forse era solo un periodo di forte stress.

Non ho pensato più a quella notte, finché dopo qualche mese è successo quanto segue.
Ero a casa di una mia zia, seduta sul divano. Sfogliavo un album di fotografie che non avevo mai guardato.
All’improvviso, me lo sono ritrovato davanti. Il quadro era sullo sfondo in una foto dove erano ritratte altre persone.

Lui era tornato davvero!

Ancora una volta però non ho avuto paura, ma ho provato un gran senso di liberazione. Una nera massa informe di vecchie memorie di terrore sedimentate nel mio cuore si era sciolta.
Ricordo di aver pensato “Bene. Adesso però come sei tornato, te ne vai via!”. Così da quel giorno più nulla.

Dopo quel pensiero, ho sorriso consapevole che la bambina impaurita in me si è resa conto di essere davvero sopravvissuta al mostro. Quella paura era stata licenziata per lasciar posto ad un essenziale evento di guarigione emotiva e non solo.

Guardo questa foto presa da quell’album. Posso sentire la forte energia che l’immagine emana e comprendo il perché del magnetismo che la faceva percepire viva e ti faceva sentire seguito ovunque.

Ora tra le cornici dei miei quadri, ho solo bellezza e colori.

Serena Derea Squanquerillo

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