Quando la mancanza di comunicazione ti accende il coraggio di amare

Quando la mancanza di comunicazione ti accende il coraggio di amare

Dal latino communicare, derivazione di communis (fonte Treccani).
Dal latino cum ossia con, e munire ovvero legare, costruire; dal latino communico che significa mettere in comune, rendere partecipe.

Perché ho iniziato a scrivere sentendo l’urgenza di mettere su un blog affinché potessi condividere le mie sensazioni ed esperienze? 

Risposta veloce: la parola è diventata il mio “culto”.

C’è distinzione tra parlare e comunicare e la “parola” è per me il simbolo di una comunicazione espressa, anche se solo attraverso uno sguardo.

Come ho scritto già in precedenza, per molto tempo ho rinunciato a scrivere, a esprimermi perché temevo di non essere all’altezza.

Questa insicurezza ha avuto origine da un modello: la difficoltà di comunicazione soprattutto con mio padre, nonostante il grande amore reciproco.

Non voglio dilungarmi, ma ricordo bene le parole non dette, troppe, i “ti voglio bene” non detti per troppo tempo, gli abbracci mancati, la distanza creatasi per diversi motivi. La rabbia.

Sono sempre stata consapevole che un giorno avremmo potuto pentirci di tutto ciò se non risolto e con la sua morte improvvisa nel 2016, ho avuto la conferma di ciò che non era stato ricucito.

Quella mancanza di comunicazione siglata poi dalla sua risoluzione fisica, mi ha naturalmente scossa e mi ha insegnato ciò che oggi sto ancora imparando ad applicare:

mai rinunciare a comunicare l’amore che si ha nel cuore. Il rischio è di gonfiarsi di rabbia.

Ho imparato ad avere il coraggio di abbracciare quando mi nasce spontaneo, di tenere lo sguardo più a lungo negli occhi dell’altro quando sento di volerlo.

Ho scelto di prendermi il diritto di amare e di comunicarlo in tutte le forme possibili, anche qualora non fosse un sentimento ricambiato.

Perché avere paura? per il rischio di soffrire?

Non mi importa così tanto alla fine perché se dovessi riconoscere in me il sentimento d’amore in una forma pura e sacra, la forma che mi è sempre appartenuta e che ho sempre cercato nell’altro, varrebbe la pena sempre e comunque.

Ho “perso” mio padre eppure lo amo più di prima e sono ancora viva!

Mi voglio prendere questa responsabilità senza rinunciare.
Infatti lo sto facendo: se inizio, sono consapevole che possa anche finire.

Ora ho incontrato i tuoi occhi. Non farò il tuo nome.

Ti ringrazio perché hai aperto il mio cuore alla fiducia nell’amore in modo spontaneo.

Spero tu comprenda, riconosca, ma se così non fosse io non rinuncerò a seguire quel flusso che supera ogni ruolo giocato.

Grazie di accompagnarmi nei miei  pensieri. Sento la tua mano e mi sento al sicuro.
Io non lascerò mai la tua perché sei prezioso.

Io scelgo di essere piuma leggera e discreta mantenendo il cuore aperto, perché questa vulnerabilità mi permette di ricevere ciò che mi fa stare bene e mi fa alzare la mattina con un sorriso.

La mancanza di comunicazione mi ha acceso il coraggio di amare e di esprimere ciò che provo con le parole, così come sto facendo adesso.

E se non ho bisogno di parole, certo va bene anche il silenzio purché sia un silenzio non di distanza ma di conferma in cui le parole sarebbero ridondanti.

Ho imparato a distinguerli grazie a mio padre. 

So che domani mi alzerò con un doppio sorriso e continuerò a scrivere, a comunicare ciò che sento perché amo costruire ponti. 😊

“Se ti chiudi, fugge via anche l’ultima poesia…” cit.

Derea

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