Fuori dal “righetto” degli schemi ordinari

Fuori dal righetto degli schemi ordinari

“La creatività è l’intelligenza che si diverte”

-Albert Einstein-

«Bambini! Giocate senza uscire dal righetto!»

 

Il “righetto”.

   Così le maestre della scuola elementare che ho frequentato per cinque anni, chiamavano la griglia rettangolare di mattoncini grigi che circondava l’area di gioco all’aperto.
   A noi alunni era raccomandato di restare al suo interno, col divieto di uscire per essere tenuti sotto controllo.

   Allora l’area della scuola comprendeva: 

   un palazzo un po’ rustico di due piani, con una zona laterale dove si trovava una cucina sempre chiusa.
   Il cortile esterno dell’area gioco con un vecchio scivolo di colore arancione e quattro panchine.
   Al di fuori, c’era una zona di campagna con piante alte e diversi alberelli, in parte interdetta a noi perché tenuta in uno stato selvaggio.
   Infine, alla destra dell’edificio scolastico c’era un ampio e protetto parcheggio.
   Proseguendo in fondo,  c’erano dei maestosi e altissimi pini che garantivano un’ampia e fresca ombra nei periodi in cui cominciava a fare caldo.

   Durante la ricreazione, in teoria alla nostra attività era destinata solo l’area del righetto.

   Obbedivamo? Certo che no!
   Come si possono contenere bambini dai 4 ai 10 anni che giocano in una sorta di mini recinto  esistente praticamente solo nella mente dei maestri? 

   Oltre quelle linee a terra, noi bambini vivevamo l’occasione di simulare storie con la nostra viva immaginazione, esplorando l’ambiente.
   E sapete? La soluzione al nodo delle nostre storie si trovava esattamente oltre il parcheggio di pietra, sotto i pini!

   Io me ne stavo spesso per conto mio.
   Andavo a raccogliere mimose lungo la stradina costellata di piante, accanto al righetto.
   La maggior parte delle volte raggiungevo l’ombra di quei pini che amavo tanto e mi fermavo sotto il loro capofamiglia che tutti chiamavamo “il Grande Pino”: il più alto e robusto.

   «Ci vediamo al Grande Pino!». In questo modo noi avventurosi ci davamo appuntamento per pianificare le nostre trame.

   Perché vi scrivo del righetto?
   Proprio oggi ho ascoltato uno psicoanalista e filosofo intervistato sull’intelligenza divergente:

   «Il pensiero divergente o laterale è caratterizzato dalla capacità di generare soluzioni molteplici e ingegnose per lo stesso problema.
   Si tratta di una concentrazione mentale spontanea, fluida e non lineare, che si basa sulla curiosità e sull’anticonformismo.
   In realtà è anche un modo di pensare molto comune nei bambini, per i quali la gioia, la fantasia e la freschezza offrono più libertà al ragionamento
».

   Mi ha fatto riaffiorare questo ricordo e mi ha aiutata a cambiare in positivo la percezione di momenti per me dolorosi relativi al mio periodo di studio scolastico. Ho rivalutato le mie capacità!

Cosa intendo?

   Purtroppo solo dopo aver ultimato i miei studi alle scuole superiori, ho compreso da sola che il mio metodo di apprendimento fosse quello definito dai professionisti del settore dislessico“.
   Semplicemente un metodo diverso, non sbagliato come qualcuno ancora vuol credere solo perché non conforme all’ordinario.

   Chi stabilisce cosa è ordinario? Cosa è ordinario se non ciò che è comodo?
Ma questa è una mia interpretazione…

   Le mie difficoltà nel comprendere le informazioni nel modo “classico” non erano gravi.
   A scuola ottenevo buoni voti, motivo per cui nessuno si è mai preoccupato seppur impiegassi molto tempo nel fare i compiti.

   In realtà impiegavo molte ore anche perché mi alzavo spesso dalla scrivania nella mia stanza per svolgere altre attività e giocare.
   Mica potevo perdere le migliori ore del giorno stando sempre seduta con la testa china sui libri! Scherziamo?!

   Tuttavia soprattutto alle scuole elementari, avevo serie difficoltà nel capire i problemi di geometria risolvendoli con le formule applicate. Non li capivo davvero!
   
   Restavo ad osservare quelle figure bidimensionali disegnate sul foglio e non trovavo la logica nel testo letto.

   Potevo solo memorizzare un’immagine: questo tipo di testo + disegno = questo tipo di soluzione.

   Per un po’ questo metodo mi aiutava, ma che fatica!
   Alla fine nel panico, mi guardavo attorno cercando di copiare. Mi sentivo stupida e frustrata perché non riuscivo a trovare soluzioni con gli strumenti conformi all’insegnamento ricevuto.

   Ora mi chiedo se:

  • avessi provato a uscire dal “righetto” di quel sistema di insegnamento?
  • qualcuno mi avesse stimolata e supportato nello sviluppo di capacità divergenti?
  • avessi potuto risolvere quei problemi in modo più creativo, osservandoli da una prospettiva più flessibile?
  • mi fossi affidata di più all’intuizione, che avrebbe senz’altro colto ciò che mancava alla mia comprensione?

   Quale conoscenza non avrei acquisito, se giocando nel cortile della scuola non avessi osato oltrepassare il noto righetto spinta dalla curiosità di sapere cosa ci fosse al di là?

   Mettendo in scena i frutti della nostra immaginazione all’interno di quello spazio de – limitato e già vissuto, quanto avrebbero potuto le nostre avventure svilupparsi in modo originale, con altre soluzioni altrettanto funzionali

   L’immaginazione non ha limiti se non quelli creati dalle nostre convinzioni.

   Osando ho imparato nel tempo ad andare oltre, sapendo che c’è sempre un’altra possibilità funzionale alternativa a quella ufficialmente riconosciuta e applicata.

   Me lo ha insegnato più di 30 anni fa una bambina a cui sono molto grata!

Derea

 

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