Stelle sulla Terra: la dislessia, un differente modo di apprendere. La mia esperienza

Il film “Stelle sulla Terra” sulla dislessia vista attraverso gli occhi del piccolo Ischan. La sua esperienza è una dimostrazione di come dovrebbero essere i sistemi di insegnamento ad adeguarsi agli individui e non viceversa, in una società che ci vuole tutti identici e fatti in serie. Ho rivisto nella sua storia un po’ la mia.

Ho capito tardi di essere dislessica e discalculica, non in modo grave ma è una condizione che mi ha dato filo da torcere.

Sono stata allieva bambina negli anni ’80 e forse allora non si parlava molto di questo, sta il fatto che i miei insegnanti non si sono accorti che non capissi i problemi di geometria essendo priva di logica consequenziale, o che avessi problemi nel memorizzare ad esempio i testi a meno che non ci associassi la musica come con le canzoni.

La prima volta in prima elementare quando mi fu chiesto di leggere a voce alta, presa dal panico di far sentire la mia voce incerta e timida stetti in silenzio e a testa bassa nonostante fossi incalzata dalla maestra che poi fece leggere un altro.

Alle superiori, impiegavo molto tempo a fare i compiti anche perché mi alzavo di continuo dalla scrivania per ascoltare la musica o fare altre cose e impiegavo molto a leggere perché mi si invertivano le lettere, così come a volte anche nella scrittura, e facevo fatica a seguire il senso di quello che leggevo e a tenere focalizzata l’attenzione in un solo punto.

L’elenco può essere lungo.

I miei genitori non si sono mai accorti perché comunque andavo bene a scuola anche se ero pigra e avrei potuto fare di più, inoltre facevo i compiti da sola.

I complessi sono stati tanti soprattutto perché pensavo di avere problemi e quando ho dovuto lasciare l’università perché erano troppi i libri, troppa teoria e tanta difficoltà nel memorizzare, sono caduta in depressione perché mi sono sentita sconfitta.

Per fortuna i miei genitori mi hanno supportata e mi hanno sempre suggerito di seguire ciò che sento, di trovare i miei talenti e di coltivarli.

Nel tempo, ho imparato da sola a gestire la situazione e a facilitarmi l’apprendimento, identificando i “punti deboli” e convertendo questi in punti di forza.

Ho imparato ad esempio che:

  • applicare  contestualmente pratica alla teoria mi aiuta nella memorizzazione;
  • posso metterci più tempo a fare una singola cosa perché contemporaneamente ne faccio più di una, lavorando in multi-tasking;
  • quando mi incanto con lo sguardo nel vuoto e con gli occhi che voltano prima da una parte e poi dall’altra prima di parlare non è perché io sia ebete ma perché le parole che voglio dire mi appaiono davanti tutte simultaneamente e devo “assaggiarle” per poterle mettere in un ordine logico;
  • quando parlo a volte mi si accavallano le parole per cui so che basta fare un bel respiro e riprendo da dove ero rimasta; che devo rileggere più volte il testo che ho scritto per vedere se ho invertito le lettere;
  • posso metterci tranquillamente molto per leggere il capitolo di un libro e va bene così oppure che posso comprare la versione in audiolibro per ascoltare, dal momento che sono per di più auditiva.

Ora so che per lavorare bene non devo avere troppe persone vicino che mi parlano o mi distraggono facendomi perdere il filo, per cui se mi isolo non è perché io sia asociale.

Ognuno di noi ha il suo modo di essere creativo, c’è chi lo è in modo più intuitivo chi più logico-analitico.

I bambini che vivono queste situazioni vanno aiutati il prima possibile a comprendere che la dislessia in sé è un differente modo di apprendere e una forma di creatività che va compresa e facilitata con le giuste risorse. I talenti e capacità hanno una loro unicità come unico è ognuno di noi. Diventa una vera disabilità se trattata come tale. Salvo problemi particolari, immagino. 

Anche i genitori vanno aiutati nel comprendere e nell’avere pazienza, senza avere quella paura che poi viene riversata sui figli.

Se si fossero persi d’animo e si fossero fatti condizionare troppo dal giudizio, dai bulletti, dalla non comprensione altrui, grandi personaggi dislessici quali Albert Einstein, John Lennon, Pablo Picasso e Leonardo Da Vinci si sarebbero fermati prima di lasciarci il patrimonio che conosciamo… ma ci sono anche Marco, Giulia, Tizio, Caio etc etc.

(Sì, prima di pubblicare questo post ho dovuto rileggerlo più volte e correggere gli errori 🙃😁)

Derea

Di seguito il film di cui consiglio la visione.

Mi piace (0)
Condividi