Un amore sopra le righe, riflessioni sugli “specchi”

Un amore sopra le righe, riflessioni

Desidero condividere con voi una riflessione “partorita” dopo aver visto “Un amore sopra le righe”, film francese che trovo molto particolare, bizzarro ma profondamente vero… quel bizzarro che si può trovare tipicamente nelle vite degli artisti, dei creativi ‘folli’.

Sinossi. “Quando Sarah incontra Victor nel 1971, non immagina che diventerà uno dei più importanti scrittori francesi e che passeranno insieme 45 anni pieni di passioni, tradimenti, delusioni e successi.

Ma chi è veramente la donna che vive all’ombra del celebre marito? Il film narra le vicende amorose e i segreti di una coppia fuori dal comune, sullo sfondo della storia dell’ultimo mezzo secolo”.

Non intendo scrivere una recensione ma descrivere ciò che ha suscitato in me la storia d’amore rappresentata nel film, in particolar modo una scena verso il finale che ha avuto un impatto davvero importante, un colpo al cuore!

Mi dispiace se svelo qualcosa del finale a chi legge, ma è per me essenziale ai fini della riflessione.

I due protagonisti sono Sarah e Victor, due individui tra loro agli antipodi nel carattere, nelle aspirazioni, nello stile di vita che scoprono di essere in realtà complementari proprio grazie al loro essere entrambi sopra le righe e curiosi dello sperimentare insieme la vita.

E’ un continuo prendersi e lasciarsi, farsi guerra e riappacificarsi.
L’elemento che li porta spesso a ferirsi reciprocamente è l’abbondante proiezione di sé  che ognuno compie sull’altro.

In special modo Victor, scrittore, vorrebbe plasmare Sarah in base alle sue fantasie e ai suoi ‘deliri’ (è seguito da uno psichiatra), pretendendo da lei l’ammirazione che lui non riesce a ottenere da se stesso, fatto che porta Sarah a sfidarlo e a vendicarsi colpendolo nel suo orgoglio.

E’ un susseguirsi di scene esilaranti a tratti surreali ma in realtà molto indicative di quanto la nostra realtà funzioni da specchio di ciò che siamo e non ciò che vogliamo.

Allo stesso modo ognuno di noi funge da specchio per l’altro.

Questa è una conoscenza un tempo esoterica, ora accessibile ma ancora molto poco insegnata, riconosciuta e inoltre difficilmente accettata… perché?

Dal libro “Illumina il tuo lato oscuro” di Debbie Ford.
Capitolo 4 – Riappropriarsi di sé ricordando.

«La proiezione (…) è un trasferimento involontario del nostro comportamento inconscio sugli altri, in modo da farci credere che queste qualità in realtà appartengano ad altre persone. 

Quando siamo ansiosi riguardo alle nostre emozioni o ai lati inaccettabili della nostra personalità, per un meccanismo di difesa attribuiamo queste qualità alle altre cose e agli altri. 
Se per esempio abbiamo scarsa tolleranza nei confronti degli altri, probabilmente è perché tendiamo ad attribuire loro il nostro stesso senso di inferiorità.

Ovviamente c’è sempre un ‘gancio’ che ci invita a compiere la proiezione; una particolare qualità imperfetta degli altri attiva alcuni aspetti del nostro io che rivendicano la nostra attenzione.
Così qualunque cosa dell’io non riconosciamo come nostra viene proiettata sugli altri. (…)
Tutti noi vediamo solo ciò che siamo.

Se mi offendo della tua arroganza è perché non sto accettando la mia stessa arroganza. (…)
Se abbraccio la mia stessa arroganza, quella altrui non mi potrà turbare: potrò notarla, ma non avrò alcun effetto su di me» … perché avrò riconosciuto e liberato dalla gabbia tale qualità.

Quanto diciamo «Ti amo»  a noi stessi mentre lo diciamo all’altro?
Quanto questa consapevolezza (o meno) mette a dura prova il nostro ego nell’accettare mancanze o indizi scomodi?

Ci riconosciamo e quindi conosciamo qualcosa che era tenuto sepolto in noi?

Ma anche: quando diciamo «Ti amo»  all’altro quanto lo stiamo dicendo anche a lui/lei, riconoscendolo nella sua unicità e con le sue qualità?

Queste sono le domande che mi sono posta durante tutta la durata del film sulla storia di Sarah e Victor.

Mi sono anche chiesta: ma se la dinamica di un rapporto di questo tipo (in questo caso sentimentale) può essere così conflittuale nonostante i «Ti amo»  e le passioni comuni, va bene il carattere “didattico” dello specchio ma è davvero “solo” questo?

Per la mia percezione deve pur esserci un terzo elemento, una forza che li tenga uniti e interconnessi in modo incondizionato!

Un amore sopra le righe, scena

Una risposta possibile mi è arrivata verso il finale della storia.

Sarah e Victor sono in cima a una scogliera, ormai anziani.
Lui malato di Alzheimer, lei al suo fianco si prende cura del compagno che non la riconosce ormai più se non in alcuni momenti.

Ed è proprio in uno di questi rari istanti di lucidità che Victor la guarda, la vede e torna a vedere anche se stesso:

«S: Tutto bene? Vuoi rientrare?
V:Ti amo, tesoro
S: Cosa?
V: Ti amo
S: Sul serio?
V: Ma certo che ti amo
S: Dimmi, io chi sono?
V: Tu sei mia moglie! Non essere sciocca
S: Ma chi è tua moglie?
V: Beh! E’ Sarah… è la mia felicità.
S: Ti amo
V: Anche io
S: E’ stato bello ritrovarti
V: Perché piangi?
S: Eh?

V: E’ triste signora? Ci conosciamo?
S: Forza, vieni… ».

Un amore sopra le righe, scena

Sono rimasta senza parole.

Quali e quanti insegnamenti si possono trarre da tutto ciò? Vari e tanti.

Per quanto mi riguarda, soprattutto nella scena su citata, Sarah mi ha insegnato che prendersi in carico la totale responsabilità di ricordarsi di se stessi e riconoscersi quando lo specchio davanti a sé non dà più alcun responso, è un duro colpo per l’ego che si vede solo come un 1 in quel momento.
Victor lascia del tutto Sarah in eredità a se stessa.

Victor, come una tabula quasi rasa, ha perso il ricordo di sé ma la sua coscienza ha riconosciuto davanti a sé lo specchio che gli mostra l’Amore ossia la forza che lo riporta a sé seppur per pochi minuti.
Questo mi dà la fiducia che anche quando si ha la sensazione di perdersi e la paura di rischiare l’annichilimento, arriva prima o poi una luce che ti mostra ancora la vita di cui tu sei parte e che in realtà non sei mai stato solo.

AMORE e ACCETTAZIONE.

La mia condivisione non è ne’ un trattato esoterico ne’ una interpretazione psicologica/psichiatrica del film, semmai è una specie di lettura in chiave allegorica di ciò che necessito di sapere in questo momento.

Vi consiglio vivamente la visione di questo film.

Derea


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