Ma cosa vogliamo?

Cosa vogliamo?

A volte, mi sento dire con tono ironico che alcune delle cose che scrivo sono semplici e ovvie. Ebbene, è proprio uno dei miei obiettivi.

Possiamo considerare un qualcosa talmente semplice e scontato che neanche lo vediamo e sentiamo più, anche perché viene sotterrato da strati di sovrabbondanze concettuali che riempiono la mente, ma svuotano il cuore.

Per non parlare del fatto che anche il semplice può avere più livelli di interpretazione e comprensione; una sua profondità.

Ma quello che mi fa rabbrividire è vedere risolini sarcastici, persino cinici, quando scrivo ad esempio di “amore” o “pace”.

Rabbrividisco perché se questi scatenano un senso del ridicolo e/o sembrano qualcosa di astratto, vuol dire che non siamo davvero più in grado né di sentirli nella loro essenza né di agirli con profonda consapevolezza. Vuol dire che ci abbiamo rinunciato?

Ma cosa vogliamo?

Serena 🧶

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