“Ti lancio un libro!” Consigli di lettura

Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura, Gianluca Magi

“Ti lancio un libro!” Non è una minaccia, ma uno scherzoso modo di lanciare un’idea per una lettura. Non faccio recensioni ma suggerisco uno o più libri – nuovi o pubblicati da tempo – in base alla mia esperienza, con l’augurio che possa incuriosirvi. Attento che arrivaaa

Oggi consiglio un saggio che ho letto appena uscito, di Gianluca Magi, psicoanalista, filosofo e orientalista italiano, storico delle idee e storico delle religioni, conoscitore di dottrine esoteriche. S’intitola “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura”.

«Tutto ciò che è accaduto, dunque può accadere di nuovo» – Primo Levi

«Noi governiamo con l’amore, non con la baionetta» – Joseph Goebbels

Scheda
Tipologia: raccolta di poesie
Casa editrice: Piano B, 2021
Pagine: 198

Sinossi
“Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura” è al contempo un manuale di auto-difesa psicologica e un’analisi critica e fattuale delle strategie di addomesticamento, controllo sociale, manipolazione e massificazione oggi in vigore. Grazie all’individuazione di undici principi chiavi attinti dalle oltre trentamila pagine dei diari di Joseph Goebbels – il “diavolo zoppo”, il ministro della Propaganda della Germania nazificata – Gianluca Magi tratteggia un inquietante parallelo con il nostro tempo, mostrando come quel sistema di condizionamento, addomesticamento e strumentalizzazione, lungi dall’appartenere a un passato ormai tramontato, sia ancora oggi implacabilmente utilizzato dagli odierni “padroni dell’umanità” e dai loro mezzi di manipolazione di massa. Scopo di questo libro, dunque, non vuol essere solo un’analisi storica, ma il tentativo di osservare criticamente la nostra realtà alla luce del lavoro propagandistico di Goebbels, al fine di fornire al lettore strategie efficaci “per salvarsi dalla Trinità del Potere: il Male, la Stupidità e la Menzogna”.

Come si può immaginare dalle premesse, il libro ha effettivamente suscitato aspre polemiche per il paragone considerato “assurdo” tra il Sistema nazista e il Sistema attuale in cui viviamo.
 

Il contenuto che segue è tratto dalla pagina Facebook di Gianluca Magi.

«Dieci anni per scrivere un libro, attendere con gioia il “si stampi” e vedersi rifiutare il manoscritto dagli stessi editori che da vent’anni pubblicano le tue opere, è uno shock senza eguali».

«La risposta corale, forte e chiara, a chi ha deciso che questo libro non si deve leggere è questa: 3 ristampe in meno di 3 mesi, in forza dell’energico passaparola delle persone che lo hanno letto.

Se l’iniziale censura preventiva e il seguente silenziamento dei mass media nazionali allineati continua a volerlo occultare e imbavagliare, questo libro è invece uno dei saggi più letti in Italia dal 21 gennaio, al 1° posto Bestseller Ibs “Psicologia».

Considerando al delicatezza dell’argomento, pubblico un estratto della recensione a cura di Chicca Morone, giornalista pubblicista e scrittrice.

“Gianluca Magi ci descrive questo episodio della sua vita con l’irruenza e l’emotività di un padre che ha affidato la sua anima creativa al bambino di carta e gli vengono sbattute in faccia le porte della sala parto.

Appurato il fatto che il saggio: “Goebbels. 11 tattiche di manipolazione oscura” ha trovato un coraggioso editore Piano B (non a caso giovani pieni di entusiasmo e coraggio), il consiglio immediato è l’acquisto di questo ottimo vademecum per coloro che vogliono sopravvivere, e non solo, alla follia collettiva che ha già invaso la nostra vita.
  • Una prefazione di Jean-Paul Fitoussi;
  • una prima parte dedicata all’ignobile essere a cui è dovuto in gran parte il successo del progetto nazista; un racconto datato 1841 di Edgar Allan Poe (che in quanto a orrore non scherzava proprio);
  • un ultimo lungo capitolo, diviso in paragrafi, con descritte minuziosamente le tecniche di manipolazione realizzate dal gerarca tedesco, innamorato della mamma e di Hitler, che al crollo del Terzo Reich uccide i suoi sei figli e insieme alla moglie si suicida con una plateale uscita di scena molto emblematica.

Un uomo non a caso chiamato “il diavolo zoppo” e a questo proposito mi piace pensare al διαβάλλω greco, il concetto di “portare attraverso”. Altrettanto facilmente mi viene sollecitato il termine di Satan, che è semplicemente una funzione attraverso cui si compie il Male…

Leggendo capitolo dopo capitolo, sempre con il pensiero rivolto al nostro quotidiano, possiamo assistere a quello scenario che, disgraziatamente, essendo già avvenuto, rischia di riproporsi in toto con la decimazione, se non di più, della popolazione mondiale.

Come ciò ha potuto avvenire? Quale è stato il principio tattico che ha permesso l’Olocausto?

“Adottare una sola idea, un solo simbolo. Scegliere un avversario e insistere sull’idea che sia lui la fonte di tutti i mali” implica un dato di fondo: l’attitudine delle persone alla deresponsabilizzazione, commista al desiderio di appartenenza e non solo.

A conclusione di ognuno degli undici paragrafi, corrisponde un esperimento condotto nelle varie università.

Nei sotterranei del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Stanford si è assistito nell’agosto 1971 a un fenomeno abbastanza shoccante, la cui durata era prevista di due settimane e interrotto drasticamente a sei giorni dall’inizio, per problematiche non più gestibili dagli organizzatori.

Ventiquattro giovani selezionati attraverso un annuncio sul giornale, privi di caratteristiche di aggressività o potenziali cedimenti psicologici, vengono messi in condizione di interpretare, a seguito di un sorteggio, secondini o reclusi, in una ipotetica prigione.

L’atteggiamento che il ruolo suscita in ognuno di loro è deflagrante: crudeltà, ribellione, repressione disumana e il solito abusato “divide et impera” imperversano, abbattendosi sul gruppo.   

(…)

In questo poderoso saggio i paragrafi si susseguono con ritmo incalzante: nel progredire il lettore non può accettare come scusante l’abilità di questo manipolatore sopraffino, ma riesce a entrare nel meccanismo che piano piano si è impadronito di ottanta milioni di tedeschi, facendo creder loro che ciò che stavano compiendo fosse per uno scopo più alto.

“Effetto Eichmann. L’obbedienza distruttiva” è un paragrafo che ho riletto parecchie volte, cercando di afferrare quel che pareva sfuggirmi, in stretta connessione con il personaggio a cui fa riferimento. “La banalità del male” definizione che Hannah Arendt dà di questo personaggio privo di qualità, preoccupato esclusivamente della propria carriera, sta alla base di un esperimento psicosociologico di Stanley Milgram nel Dipartimento di Psicologia dell’Università di Yale tra il 1961 e il 1963.

Più di mille soggetti sono coinvolti e i risultati sono sbalorditivi: messi in condizione di “punire” con scosse elettriche di sempre maggiore intensità gli allievi (attori in realtà non sottoposti alla tortura), il 65% dei “professori” continuano fino all’ultimo stadio nell’infliggere la sofferenza, andando oltre il naturale conflitto fra coscienza etica e ordini ricevuti. Emerge chiaramente che gli insegnanti sentono delle responsabilità nei confronti dell’autorità, ma sono distaccati dalla responsabilità del contenuto delle loro azioni. Mi sembra impensabile che di fronte alla sofferenza di una persona che si lamenta e inveisce, si possa continuare come un automa a proseguire nell’incarico assunto. Come dunque trovare un modo per non essere coinvolti in simili dinamiche e altrettanto portare, chi ne è vittima inconsapevole, a prendere coscienza della propria situazione?

Non è una situazione semplice perché un altro dato che emerge dal saggio di Gianluca Magi è la progressiva perdita di Quoziente Intellettivo dal 1970 a oggi. Stiamo diventando più stupidi: le prove sono macroscopiche e quotidiane: si chiama “Effetto Flynn rovesciato”. Triste e non possiamo incolpare solo il Web o la nostra scarsa determinazione nell’approfondire argomenti importanti: la realtà è che siamo immersi in un mare magnum di informazioni e che il nostro vero potere risiederà sempre di più nell’imparare a ignorare quello che non ci appartiene profondamente.

Il tempo che dedichiamo allo studio critico del nostro passato, una forma di meditazione creativa, è nutrimento per un buon proseguimento della nostra vita. In quest’ottica mi auguro che emergano sempre di più saggi così circostanziati, pagine che pretendono da noi attenzione e non un veloce passaggio come la mancanza di tempo potrebbe indicarci”.

Dopo questa esperienza e analisi della Morone, personalmente mi limito a invitare tutti noi a prendere in considerazione l’opportunità di renderci conto che ciò che alla nostra mente e sensibilità risulta assurdo e impossibile – e pauroso – non è detto che sia effettivamente inesistente e non stia accadendo. Perché quando ci guardiamo indietro, verso il passato, siamo tutti molto bravi a commemorare “ciò che non deve essere più”. Possiamo ad esempio prendere in considerazione che certe guerre non abbiano più bisogno di bombe, ma siano subdolamente psicologiche. Quel “più” è oggi, anzi da oggi in poi. 

Ti lascio con un estratto.

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