«Somiglierò a ciò che divento»

Somiglierò a ciò che divento - Foto Il Settimo sigillo

Una frase che mi ha colpita profondamente, detta da un monaco tibetano nel documentario “Attraversando il Bardo (Uno sguardo sull’Aldilà) a cura di Franco Battiato: un filmato di 1 ora con osservazioni sul tema della Morte. ⌛️
Mentre quella frase risuonava in me, mi è venuta in mente un’immagine tratta da “Il settimo sigillo”, film del regista svedese Ingmar Bergman in cui Antonius Block, il protagonista, gioca a scacchi con la Morte…


Antonius Block è un nobile cavaliere svedese che, recatosi come crociato in Terrasanta, dopo 10 anni ritorna nel suo Paese. Sbarcato, trova ad attenderlo la Morte che ha scelto questo momento per portarlo via con sé.
Avendo vissuto per anni tra battaglie cruente e lotte intime, sente vacillare la propria Fede e non vorrebbe morire prima di aver superato la crisi spirituale che lo travaglia.

L’immagine del film che ho ricordato è quella che ho messo su, in copertina.
Mi hanno colpito il guardarsi negli occhi della Morte con Antonius e i gesti reciproci con le mani, che mi hanno trasmesso un significato profondo associati alla frase «Somiglierò a ciò che divento».

Certamente è un’interpretazione soggettiva, in base alla mia attuale capacità di comprensione.

Mi immedesimo in Antonius: la mano sinistra aperta con il palmo verso l’alto, disposta a ricevere dal pugno della Morte che si aprirà (?); la mano destra a pugno chiuso di Antonius pronta a dare (?).

Giocano a scacchi. 🏁
Di cosa si tratta? Ci sono delle condizioni? 

Immagino un possibile dialogo tra i due:

A: « Morte, cosa sei disposta a darmi perché io mi abbandoni a te…  quando terminerai il mio gioco?»
M: «Ti do la libertà di somigliare a ciò che sei diventato»

A: «Aspetta… ossia?»
M: «… A condizione che tu abbia Fede»

A: «In cosa? Che cosa intendi per Fede? Vuoi forse tormentarmi?»
M: «Intendo l’assoluta certezza che la Vita, la Natura sa ciò che fa perché è insito in essa.

Tu che ne sei parte, devi solo renderti conto di questo: sei una coscienza che, identificandosi con una forma, diviene attraverso una danza di ciclica trasformazione.

Ora, qui davanti a me la coscienza porta il tuo nome.

Dunque nasci, cresci attraverso cicli continui di morte-rinascita di cui spesso non ti accorgi. Basterebbe osservare le cellule del tuo corpo che si trasforma costantemente.
Avvengono anche cambiamenti per te impercettibili.

Io trasformo. Tu coscienza, quale processo in movimento, diventi una nuova versione di te»

A: «Se tu hai la funzione di trasformare, perché si ha paura di te?»
M: «La paura è figlia del buio, del non ri-conoscere e ri-cordare dentro di sé una percezione di continuità d’essere.

Maturando, tu coscienza devi recuperare la vista che prima illumini il buio dell’oblio;
poi ti faccia ricordare di non aver mai avuto fine ma neanche un vero inizio.

Il ricordare ti conduce alla consapevolezza di incarnare un essere che sperimenta se stesso in un divenire.

Procedendo, troveresti un po’ più di te invece di avere la percezione di perderti fino all’annullamento finale per mia mano.

Il velo dell’oblio che ti veste dalla nascita, ti dà l’illusione di non essere stato prima;
nutre la convinzione che lasciare il corpo fisico sia la fine di tutto, coscienza compresa, come se essa fosse inevitabilmente dipendente da un contenitore e insieme ad esso destinata alla dissoluzione TOTALE.

Il momento unico e finale che chiami “morte” è una porta.

Quando arrivi  sulla soglia, ti ritrovi davanti a uno specchio che misura quanto il riflesso che ti rimanda somigli a ciò che sei diventato.

La Vita accade; la Morte è la sua capacità di trasformare tramite un processo scandito dal tempo»

A: «Come si fa a ricordare la continuità d’essere mentre viviamo identificandoci con un veicolo deperibile? Quanto tempo occorre perché il ricordo emerga?»

M: «Guarda questa scacchiera. Tu ti esprimi in uno di questi scacchi, attraverso cui ti muovi nel gioco chiamato Vita.

Nasci con un ruolo; sviluppi capacità e risorse. Ti muovi verso un obiettivo per mezzo del corpo fisico.

Quanto tempo avrai a diposizione? Probabilmente non lo saprai.
Quante e quali mosse? Poche o molte. Probabilmente non lo saprai, ma importa davvero saperlo se hai chiaro quale impatto desideri avere sulla qualità della tua vita?

Chi è che osserva e comprende? Chi discerne?»

A: «Io.
Voglio dire… io sto osservando uno scacco che mi rappresenta sulla scacchiera.
Lo vedo muoversi, sapendo che prima o poi per lui il gioco terminerà.

Allo stesso tempo mi rendo conto di identificarmi con lo scacco stesso, che cerca di comprendere la vita; si fa domande sull’ignoto così temuto dalla mente perché non misurabile.

Cosa succede alla coscienza quando lo scacco ha terminato la sua funzione?»

M: «Se riesci a oltrepassare l’oblio, trovi la soluzione proprio in ciò che mi hai appena detto: “io sto Osservando uno scacco che mi rappresenta“.

Il trucco sta nel realizzare che tu sei Colui che osserva consapevolmente ciò che accade a quel corpo-pedina con cui ti stai identificando durante quel gioco.

E se tu continuassi a osservare e ad essere, nonostante il tuo scacco sia uscito dalla scacchiera?

Pensa quanto sarebbe più funzionale realizzare tutto ciò tra una mossa e l’altra del gioco, anziché ridursi a farlo sulla soglia di arrivo una volta davanti allo specchio.

Perché? Perché ti renderesti conto che nella vita quello specchio ti accompagna sempre!

Se ti accorgessi di lui e lo osservassi mentre muovi i tuoi passi, esso ti mostrerebbe costantemente il riflesso di ciò che stai diventando.
Ti aiuterebbe a prendere coscienza che ci sei in ogni momento e ci sarai ancora al traguardo dove non farai altro che ritrovare quello stesso specchio, tuo fedele compagno.

Nel momento in cui sarai denudato della materia, avrai la grande opportunità di intuire che quello specchio sei proprio tu, nudo: Colui che osserva le mosse dello scacco e i risultati del gioco in cui l’immagine, sua identità, fa i conti con il riflesso di chi essa è diventata.

Apri la mano destra, Antonius, mostrami cos’hai.
Porgimi la mano sinistra, ho qualcosa da darti… ».

Lo scacco si guarda allo specchio. Il pedone sarà diventato Re?

Potrei immaginare altri possibili dialoghi ma lascio fare questa “mossa” a Te, Viandante, in accordo al Tuo sentire.

Derea

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