L’Amore sconveniente

L'Amore sconveniente - Foto da Tram 28

E’ domenica e fuori piove.
Sono a letto e ascolto estasiata una musica appena scoperta “Mari Samuelsen – Timelapse” (Lasso di tempo).

C’è il video che mi ipnotizza: archi, pianoforte, un crescente alternarsi di stupore e nostalgia allo stesso tempo.
Una foresta, una donna che suona il suo violino, esplora l’ambiente.
Cerca qualcosa, le affiora forse un ricordo.
Cammina e infine correndo, tra i fiocchi di neve che la baciano, va incontro ad una meta di fronte a lei…

Mi chiedo: <<È mai questa in cui vivo una realtà-luogo per l’Amore sacramente autentico e profondo?>>.

Mi torna chiara alla mente una scena vissuta da me anni fa quando andavo a lavorare a Roma.
Ero sul bus affollatissimo come al solito. Era estate e faceva caldo.
 Stavo in piedi e non vedevo l’ora di scendere. Mancava l’aria.

Ad un tratto, mi sono voltata e seduta alla mia sinistra c’era una coppia che secondo i canoni odierni di bellezza e armonia sarebbe definita “improbabile”, persino ridicola.
Non lo dico per mio cinismo, ma perché è esattamente la foto di ciò che è successo.

Lui, un uomo di mezza età, “media” bellezza, cieco e seduto da solo insieme al suo bastone.
Lei, seduta davanti a lui, più giovane, in sovrappeso, “bruttina”, un tipo palesemente molto emotivo.
Si tenevano per mano. Sembravano due bambini…

D’improvviso, proprio in un momento di vuoto e silenzio lui le disse ad alta voce e con amore: <<Sei bellissima!>> e lei, visibilmente emozionata: <<Amore, ti amo!>> con un sorriso che avrebbe illuminato l’intera giornata.

Subito dopo quella frase e il ritorno del frastuono del traffico, ho visto gente ridere, chi girarsi dall’altra parte in imbarazzo, una persona stupirsi guardandoli ammirata.
Io sono rimasta impietrita per quella situazione inaspettata e incrociando lo sguardo di una donna davanti a me, abbiamo entrambe sorriso.

Ero stata rapita dalla bellezza e dalla dolcezza di quella coppia, ma non credo di ricordare bene se quel mio sorriso sia stato anche ironico perché condizionato dal peso di certi canoni di “piacevolezza” visiva.
Allora non avevo la stessa sensibilità di adesso, ma sono felice di aver colto quella bellezza.
Oggi sarei stramazzata a terra o li avrei abbracciati, dicendogli “vi amo anche io!”.

Questo ricordo mi è arrivato dunque come risposta alla domanda iniziale: <<C’è davvero posto qui per l’Amore autentico?>>.

Ringrazio quell’uomo che, pur nei limiti della sua cecità fisica, mi ha insegnato che si può essere in grado di VEDERE in profondità e riconoscere il Bello e l’Amore che esistono al di là delle diverse maschere, limiti, disarmonie, del “brutto” e che sono in attesa di essere portati alla luce.

Ringrazio quella donna che, seppur nel disagio della sua palese fragilità emotiva, mi ha mostrato di sentirsi amata e di fidarsi di lui: un uomo cieco col bastone che la sosteneva tenendola per mano.

A questo punto mi resta da capire chi fosse davvero dei due a guidare l’altro.

Infine mi chiedo: in una società come questa in cui il “ti amo e il sei bellissimo/a” sembrano riservati solo a chi rientri in certi parametri di appropriatezza; in cui l’Amore sembra ridotto a fantasma della sua essenza e dettato di frequente da una calcolatrice CONVENIENZA, quanto bisogna davvero arrivare ad essere ciechi per riuscire a sentire gioia e stupore davanti a scene del genere o ad altre, invece di reagire con imbarazzo o derisione?

Certamente è naturale che ci sia ciò che attragga di più e ciò che attragga meno per risonanza, ma perché il cinismo? C’è davvero posto per l’Amore autentico qui?

Perché, personalmente quando lo sento e lo riconosco a volte faccio fatica a percepirlo come appartenente a questa realtà e fa male.

Derea

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