Intervista a Ernesto Bassignano per il suo nuovo album “Siamo il nostro tempo”

Dopo la segnalazione del suo ultimo album su Mobmagazine.it, “Siamo il nostro tempo”, ho il piacere d’intervistare il cantautore, musicista, giornalista e attore Ernesto Bassignano, che ci racconta un po’ di sé e di questo suo lavoro “melodico e raffinato”. Buona lettura!

Benvenuto, Ernesto. “Siamo il nostro tempo”, un titolo importante e diretto. Sulla copertina del tuo ultimo album, c’è una bellissima foto in bianco e nero con due bambini, di cui uno – immagino – sia tu. Qual è il tuo messaggio? Si tratta più di un incoraggiamento a prendere in mano la propria vita o più un’amara presa di coscienza? I bambini sorridono, quindi sembrerebbe esserci speranza.

Sì. Siamo io e la mia povera sorella Ida, grande regista teatrale scomparsa solo due anni fa. Sono rimasto l’ultimo Bassignano, non avendo figli.

Ho ancora tante cose da fare pur avendo vissuto una vita da studente a Cuneo e tre vite da artista e giornalista a Roma. Oltre alla chitarra, scrivo, disegno e ho pubblicato già due libri di ritratti.

“Siamo il nostro tempo” è un lavoro dolce e parecchio triste, che riflette le nostre difficoltà politiche, sociali e specialmente culturali. Ecco perché ho voluto mettere in copertina noi ragazzi, pieni di gioia e speranza.

Scorrendo i titoli degli otto brani e guardando il video di “Passerà”, si assapora una calda atmosfera intimista da cui emerge una voce amica, la tua, che rassicura e racconta sentimenti ed emozioni umani. Canti melodici, poesie in musica. Chi o cosa sono “Le voci della strada”, titolo del primo brano dell’album? 

Le voci della strada sono i suoni della realtà odierna fatta di risate esagerate, di silenzi tremendi, speranze spesso frustrate, desideri impossibili. Ho cercato di riassumere tali suoni in una canzone.

Ernesto Bassignano e la sua fedele chitarra
Ernesto Bassignano e la sua ‘fedele’ chitarra.

In passato, sei stato molto attivo e prolifico politicamente anche con la tua musica e arte, a partire dagli anni Sessanta, ad esempio, con il Teatro Politico di Strada insieme a Edmonda Aldini e Gian Maria Volonté. In questo album, l’impegno politico è messo da parte per sondare invece la dimensione intima dell’essere umano? Qual è la tua posizione verso la politica di oggi?

La mia vita da cantautore, da artista e da politico è stata sempre e continua a essere quella di un operatore culturale appassionato.

Sono creatore di eventi, talent scout e militante di una battaglia infinita per un mondo più verde, meno egoista e violento, attento alla crescita culturale della gente, che oggi trovo troppo lontana dalla vita civile e troppo vicina alla televisione e al mondo web, tendente a rinchiudersi in se stessa per paura di tutto e tutti.

Ernesto, tu sei anche giornalista, hai lavorato per la Rai e per diverse trasmissioni radiofoniche. Cosa apprezzi della comunicazione di oggi e cosa no?

Per dieci anni sono stato critico musicale per “Paese Sera” e per venticinque in Rai, in varie redazioni fino al programma “Ho perso il trend”, interamente scritto da me e condotto con Ezio Luzzi. Dopo undici anni, siamo arrivati a mezzo milione di ascoltatori al giorno e tanta gente ci ha voluto bene e continua a scriverci.

È stata l’ultima satira d’attualità non cabarettistica della Radio Rai. Manca moltissimo perché era libera e spregiudicata minuto per minuto. L’unica trasmissione del genere proveniente non da Via Asiago per la rete, ma da Saxa Rubra e giornalistica.

Ecco… vorrei che trasmissioni del genere, dal vivo e senza autori professionisti ripopolassero le nostre frequenze in piena libertà. E poi, diciamolo, vorrei poter riascoltare la grande musica. Non quella vecchia; quella “Con gli occhi a mandorla e fisarmonica”, per dirla come il mio vecchio amico, l’avvocato Paolo Conte.

Per concludere, quali sono i prossimi progetti artistici di cui puoi anticiparci qualcosa?

Il mio futuro, a 77 anni, ha un orizzonte limitato. Mi basterebbe continuare a scrivere cose belle e di qualità, come penso di avere sempre fatto fin dal 1968.

Ci congediamo, con questo dolce e incoraggiante brano dal titolo “Passerà” compreso nel nuovo album, cantato dal cantautore accompagnato da Edoardo Petretti al piano e fisarmonica e da Giovanna Famulari al violoncello.

Ernesto Bassignano, romano classe 1946. Viene introdotto al mondo di Jacques Brel e alla canzone d’autore da Duilio Del Prete, alla metà degli anni Sessanta. Comincia a frequentare l’effervescente ambiente del teatro e del cabaret dell’epoca e studia scenografia all’Accademia di Belle Arti. È giornalista ed è stato conduttore per la Rai, per la radio, anche con Ezio Luzzi. Ha lavorato con Gian Maria Volonté nel gruppo il “Teatro di Strada” o di provocazione politica e ha fondato “I giovani del folk” con Giorgio Lo Cascio, Antonello Venditti e Francesco De Gregori. Come attivista politico ha lavorato per la direzione del Partito Comunista e artisticamente si è occupato, tutt’ora è suo interesse, di canzone politica.

Per approfondire su Erneso Bassignano e il suo ultimo album, leggi l’articolo:

“Siamo il nostro tempo”, Ernesto Bassignano | di Serena Derea Squanquerillo

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *