Il DCA raccontato con il disegno, intervista a Selene Fainomai

Il DCA raccontato con il disegno, intervista a Selene Fainomai

Oggi, per la sezione interviste ho l’immenso piacere di avere ospite Selene Fainomai, che attraverso il talento del disegno racconta la propria esperienza con i disturbi alimentari e la depressione, per portare consapevolezza verso ciò che accade in questo ‘mondo’ e per aiutare chi sta vivendo un’esperienza di questo tipo a sentirsi meno solo. La seguo da diverso tempo, anche perché mi sta a cuore la tematica. Conosciamola meglio attraverso le sue parole e alcuni dei suoi disegni.

Selene Fainomai, parlaci un po’ di te e perché hai scelto questo nome per esprimere te stessa.

“Selene” in greco significa luna e per me la luna ha sempre significato un equilibrio precario: a volte è fina e visibile solo come uno spicchio, altre volte invece si mostra così piena e luminosa da oscurare le stelle, delle volte addirittura sparisce. È un po’ come il DCA che ha le sue fasi di crescita e decrescita, abbuffata e restrizione. Inoltre la luna ha una “faccia” che dalla Terra non è mai visibile, un lato segreto a tutti.

“Fainomai” in greco significa diventar visibile, apparire, mostrarsi, perché con questo profilo cerco di rendere visibile tutto il mio mondo interiore che altrimenti resta al buio e non è comprensibile. Inoltre è un verbo che si riferisce soprattutto alla percezione tramite i sensi e io ho scelto di mostrare la mia anima con i disegni che sono percepibili con gli occhi. Però mantengo sempre segreto un volto della mia luna, ossia il mio aspetto reale, perché troppe volte è stato sottoposto a giudizio.

Il DCA è stigmatizzato tramite stereotipi fisici e io non voglio contribuire a questa errata credenza sociale.

Il DCA raccontato con il disegno, intervista a Selene Fainomai

Hai una pagina Facebook e Instagram su cui tu affronti tematiche molto importanti, come l’ansia, i disturbi alimentari e la depressione, di cui soffri da anni, come tu stessa hai raccontato. Hai trovato nel disegno il tuo mezzo di espressione. Come ti aiuta questo tuo talento? Quando lo hai scoperto? Che tecniche usi?

Ho sempre disegnato fin da piccola, sul bordo dei quaderni, sul mio diario, su fogli volanti, però perlopiù cose senza senso. Lasciavo semplicemente scorrere la matita o la penna, venendo spesso ripresa dai professori che vedevano nel mio comportamento una mancanza di attenzione. La realtà è che, tramite i disegni a bordo pagina, riuscivo a memorizzare meglio ciò che era scritto nel libro o nel quaderno. Perlopiù disegnavo occhi, spesso in lacrime, ma nessuno ci ha mai fatto caso. Era il mio modo di piangere quando non potevo.

Adesso disegno sull’iPad ed è meraviglioso perché con un solo tocco ho accesso a qualsiasi colore esistente sulla terra e posso cancellare facilmente gli errori senza fare troppi pasticci. Non sono mai stata tipa da pennelli reali, anzi, sono piuttosto una schiappa. Però il mio sogno è imparare a dipingere davvero, come Monet.

I tuoi disegni ti raffigurano mentre affronti le varie problematiche quotidiani legate al disturbo, ma in realtà le immagini rappresentano tutti coloro che vivono le stesse difficoltà e possono riconoscersi e possono anche ‘stimolare’ l’empatia negli altri. Sono disegni molto diretti, anche realisticamente duri, che servono a creare consapevolezza. Il tuo intento è anche quello di far sì che si vada oltre certi luoghi comuni e pregiudizi legati a queste tematiche?

Cerco di mostrare la realtà senza filtri, soprattutto l’anoressia è stata troppo spesso trasformata in un vizio glamour, una prerogativa di ballerine e modelle, mentre il Binge Eating (disturbo da alimentazione incontrollata) non è nemmeno considerato una malattia, solo una mancanza di volontà. Parlo di DCA spesso senza fare differenza tra le sue forme, proprio perché intrappolarlo in confini porta alla sua non piena comprensione.

Non si contano le volte in cui mi sono sentita dire “Eppure non sembri anoressica”, e non ho mai parlato delle mie fasi di bulimia e Binge eating, perché temevo quello che avrebbero potuto dirmi viste le false credenze intorno a queste malattie. Già sono stata vittima di bullismo da bambina, non volevo che la cosa si ripetesse.

Provare a parlare della mia depressione mi ha portato solo commenti del tipo “Ma perché? Che ti manca? La vita è tanto bella! Pensa a chi sta veramente male”. Quindi ho capito che le persone hanno veramente bisogno di una nuova visione di questi disturbi.

Il DCA raccontato con il disegno, intervista a Selene Fainomai

Sulla tua pagina Facebook hai scritto: “Disegno per far sentire meno solo chi si sente come me”. Quello che fai è coraggioso e molto generoso, perché da esperienze personali dolorose hai tratto la possibilità di aiutare te stessa ma anche altre persone affinché prendano coscienza che non si è soli e si può essere aiutati. Che messaggio ti senti di dare a chi ci sta leggendo?

Non mollate. Parlate. Parlate. Parlate. Raccontate quello che vi sta succedendo ad amici, a parenti, a insegnanti. Spiegate ciò che può aiutarvi a stare bene e cosa vi fa male. Si può guarire. Nel frattempo si convive con i disturbi, ma senza arrendersi. Io ho allontanato chi continuava a parlarmi di peso, calorie e diete nonostante avessi ripetuto quanto mi facessero male quegli argomenti. Non suggerisco agli altri di fare lo stesso, però a volte è l’unica soluzione per non farsi ferire.

La tua pagina è seguita da molte persone, di varie età, che soffrono di questi disturbi e che ne parlano pubblicamente, confrontandosi con l’altro. Cosa pensi di questi riscontri e condivisioni? Cos’è che ti colpisce di più?

Durante il giorno mi arrivano tanti messaggi, le persone si confidano con me perché sentono che posso capirle. Io sono felice di poter trasformare in empatia e aiuto la mia brutta esperienza con la malattia. È come se mi avesse dato uno scopo.

Mi colpisce la loro fiducia verso una sconosciuta, perché si mette in luce il massimo bisogno di sfogarci sentendoci compresi e non giudicati. Bisognerebbe inserire l’empatia a scuola come materia. Il “non giudizio” dovrebbe essere alla base di tutti i rapporti, invece siamo abituati a giudicare soltanto, soprattutto chi sta male.

Il DCA raccontato con il disegno, intervista a Selene Fainomai

Hai mai pensato di pubblicare i tuoi disegni in una raccolta, anche in Self, per diffondere ulteriormente questi tuoi messaggi?

Il mio sogno in realtà è di scrivere un romanzo vero e proprio per far entrare nella mia testa chi legge. Ovviamente i disegni non mancherebbero. Però ammetto che un po’ ho paura. Il giudizio degli altri pesa sempre su di me.

Quali sono i canali e i contatti dove possono seguirti e scriverti?

Sono attiva soprattutto su Instagram, sul canale @selenefainomai. Chiunque può scrivermi. Voglio aprire anche un profilo su Threads, perché mi piace l’opportunità di condividere dei vocali, penso potrebbe farmi sentire più vicina a chi già mi segue.

Selene Fainomai

Per approfondire

Instagram: selenefainomai
Facebook: Selene Fainomai

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